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Qualità dell’aria in Italia: smog estivo, ozono troposferico e le città a rischio

Luglio è il mese peggiore per la qualità dell’aria nelle città italiane — ma il nemico estivo non è il PM10 delle polveri sottili invernali. È l’ozono troposferico (O3), un inquinante secondario che si forma con il caldo e la luce solare. I dati ISPRA 2025 mostrano che molte aree urbane italiane superano sistematicamente i valori guida OMS. Ecco cosa guardare e come proteggersi.

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Qualità dell’aria in Italia: smog estivo, ozono troposferico e le città a rischio

Luglio è il mese peggiore per la qualità dell’aria nelle città italiane — ma il nemico estivo non è il PM10 o il PM2.5 delle polveri sottili invernali. È l’ozono troposferico (O3), un inquinante secondario che si forma con il caldo, la luce solare intensa e la presenza di precursori chimici nell’atmosfera urbana. I dati ISPRA 2025 (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) mostrano che molte aree urbane italiane superano sistematicamente i valori guida OMS. Ecco come funziona il meccanismo, quali città sono più esposte e cosa fare nei giorni di bollino rosso.

Smog invernale vs. smog estivo: due problemi diversi

La distinzione tra le due tipologie di inquinamento atmosferico aiuta a capire quando e come proteggersi. Non si tratta dello stesso fenomeno in stagioni diverse.

La distinzione conta perché le contromisure sono diverse. Per le polveri fini invernali, traffico e riscaldamento domestico sono le leve principali. Per l’ozono estivo, la fonte primaria è la reazione chimica tra ossidi di azoto e luce solare — e agire solo sul traffico non è sufficiente. Ridurre l’ozono richiede interventi su emissioni industriali e agricole che vanno ben oltre la mobilità urbana.

Smog invernale (PM10 e PM2.5 — polveri sottili): si forma principalmente per combustione — riscaldamento domestico a legna o gasolio, traffico veicolare diesel, industria pesante. Le particelle sospese si accumulano nelle ore di inversione termica (strato freddo intrappolato sotto uno strato più caldo), tipica delle notti invernali in Pianura Padana. Picchi: novembre-febbraio, ore notturne e mattutine. Il valore limite UE per PM10 è 50 μg/m³ come media giornaliera (da non superare più di 35 giorni l’anno). Il valore guida OMS 2021 è molto più severo: 15 μg/m³ come media annuale.

Smog estivo (ozono troposferico O3): è un inquinante secondario — non emesso direttamente ma formato da reazioni fotochimiche. La reazione chiave: ossidi di azoto (NOx, emessi da motori e industria) + composti organici volatili (COV, da solventi, vernici, vegetazione) + radiazione solare ultravioletta → ozono troposferico. Il processo accelera con le alte temperature: sopra i 28-30°C la produzione di O3 diventa critica. Picchi: luglio-agosto, ore centrali della giornata (12-18).

I due inquinanti hanno anche effetti sulla salute molto diversi. Le polveri sottili penetrano nelle vie aeree inferiori e nel sangue, con effetti cardiovascolari a lungo termine. L’ozono è un ossidante forte: irrita direttamente le mucose respiratorie, contrae i bronchi e riduce temporaneamente la funzione polmonare anche in soggetti sani.

Dati ISPRA 2025: le città italiane più colpite dall’ozono

Il valore limite UE per l’ozono troposferico è 120 μg/m³ come media mobile su 8 ore consecutive, da non superare più di 25 volte in un anno civile (D.Lgs. 155/2010). Il valore guida OMS è più severo: 100 μg/m³. L’Italia ha recepito i limiti UE ma molte aree non rispettano neanche quelli, figurarsi i target OMS.

Secondo il rapporto ISPRA “Qualità dell’Ambiente Urbano — XIII Edizione 2025”, le aree urbane con il maggior numero di giorni di superamento del limite 120 μg/m³ nel 2024:

  • Pianura Padana (Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna): Milano, Torino, Brescia, Padova, Vicenza, Bergamo — tutte con superamenti che vanno da 35 a oltre 60 giorni l’anno. La conformazione geografica chiusa della Pianura Padana intrappola i precursori e favorisce l’accumulo di ozono nelle giornate anticicloniche.
  • Roma: 20-30 giorni di superamento, con picchi nelle aree periurbane sud-est dove la combinazione traffico + vegetazione mediterranea (fonte di COV biogenici) è più intensa.
  • Napoli e area metropolitana: il mare adriatico e i venti marini limitano i picchi rispetto alla Pianura Padana, ma le zone interne (Caserta, Benevento) registrano superamenti significativi nei periodi anticiclonici prolungati.

Un dato da tenere a mente: i superamenti si verificano non solo nelle città ma anche nelle aree rurali e suburbane sottovento dalle aree industriali. L’ozono si sposta con le correnti d’aria, quindi le concentrazioni massime non sempre coincidono con le fonti di emissione dei precursori.

Come consultare la qualità dell’aria in tempo reale

Non esiste un’unica app o portale nazionale aggiornato in tempo reale — il monitoraggio della qualità dell’aria in Italia è frammentato su base regionale, gestito dalle ARPA (Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente).

Strumenti pratici per il monitoraggio quotidiano:

  • ARPA regionale: ogni ARPA pubblica i dati delle proprie stazioni di monitoraggio. ARPA Lombardia (arpalombardia.it/aria), ARPA Veneto (arpa.veneto.it), ARPA Campania (arpacampania.it) — tutti hanno mappe interattive con valori orari per stazione. La granularità è alta ma l’interfaccia varia molto per usabilità.
  • IQAir (iqair.com/it): aggrega dati da stazioni ufficiali e sensori privati a livello mondiale. Mappa interattiva con indice AQI (Air Quality Index) aggiornato ogni ora. App disponibile su iOS e Android. Utile per confrontare rapidamente la qualità dell’aria in diverse zone della città.
  • Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS): il servizio europeo fornisce previsioni della qualità dell’aria a 4 giorni, con mappe di ozono, PM2.5 e NO2. Accessibile su atmosphere.copernicus.eu. Più tecnico ma utile per anticipare i giorni critici.
  • Bollettini ARPA: alcune ARPA (Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna) pubblicano bollettini quotidiani con previsione del rischio smog e consigli comportamentali categorizzati per zona.

Giorni di bollino rosso: cosa evitare e come proteggersi

Quando l’indice di qualità dell’aria supera la soglia di informazione per l’ozono (180 μg/m³ come media oraria) o quella di allarme (240 μg/m³), le autorità sanitarie emettono raccomandazioni specifiche. Anche sotto queste soglie di allarme, livelli di ozono tra 120 e 180 μg/m³ sono già nocivi per le categorie sensibili.

Categorie più vulnerabili all’ozono: bambini sotto i 12 anni (polmoni in sviluppo), anziani, persone con asma o BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva), soggetti con malattie cardiovascolari, donne in gravidanza. Per queste categorie le raccomandazioni delle ARPA regionali valgono già per livelli di ozono superiori a 100 μg/m³.

Cosa evitare nelle ore di picco (12-18) nei giorni di bollino arancio/rosso:

  • Attività sportiva intensa all’aperto — corsa, ciclismo, calcio. L’aumento della ventilazione polmonare aumenta proporzionalmente l’inalazione di ozono. Spostare l’attività a prima delle 10 o dopo le 19.
  • Esposizione prolungata al sole nelle ore centrali, specie per bambini e anziani
  • Uso di solventi, vernici e prodotti con COV all’aperto — contribuiscono alla formazione dell’ozono e aumentano l’esposizione
  • Ventilare i locali nelle ore di picco: al contrario di quanto si farebbe per il calore, aprire le finestre tra le 12 e le 16 porta dentro aria con ozono. Meglio ventilare nelle prime ore del mattino o la sera.

Il cambiamento climatico e qualità dell’aria sono strettamente correlati: le ondate di calore prolungate aumentano la produzione di ozono e riducono la dispersione degli inquinanti. Il problema tende quindi a peggiorare nei decenni futuri, in linea con le proiezioni di siccità e caldo estivo già documentate. D’estate, la qualità dell’aria si intreccia anche con il rischio di incendi e qualità dell’aria: i fumi degli incendi boschivi aggiungono PM2.5 e composti organici all’atmosfera già carica di ozono, creando episodi particolarmente critici nelle regioni meridionali.

Marco Ferretti