AMBIENTE

Alluvioni e dissesto idrogeologico: la mappa dei comuni a rischio in Italia

Il 94% dei Comuni italiani è classificato a rischio idrogeologico in almeno una delle categorie previste dalla normativa (frana, alluvione, erosione costiera), secondo l’Inventario dei Fenomeni Franos

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Alluvioni e dissesto idrogeologico: la mappa dei comuni a rischio in Italia

Il 94% dei Comuni italiani è classificato a rischio idrogeologico in almeno una delle categorie previste dalla normativa (frana, alluvione, erosione costiera), secondo l’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI) e le mappe delle Autorità di Bacino Distrettuale (fonte: ISPRA, Rapporto sul Dissesto Idrogeologico in Italia 2023). Una quota del 16,5% della popolazione — circa 8 milioni di persone — risiede in aree classificate ad alta pericolosità idraulica P3 o da frana P3/P4.

8 milioni di persone in aree ad alta pericolosità è un dato che cambia la prospettiva: non si parla di aree spopolate o marginali. Molti di questi territori sono densamente abitati, con infrastrutture critiche. Il problema non è la mancanza di dati — le mappe ISPRA esistono, sono pubbliche e aggiornate. Il nodo è la velocità con cui si trasformano in investimenti concreti di messa in sicurezza.

Le aree ad altissimo rischio: la mappa per regioni

Il rischio non è distribuito uniformemente. L’ISPRA distingue tra pericolosità (caratteristica del territorio) e rischio (interazione tra pericolosità e presenza di popolazione o beni esposti). Le Regioni con il maggiore numero di aree ad alta pericolosità idraulica sono:

  • Veneto: 1.847 km² in fascia P3 (alta pericolosità). Le alluvioni del Piave e del Bacchiglione hanno già causato danni per miliardi negli ultimi trent’anni.
  • Emilia-Romagna: 1.620 km² in fascia P3. L’alluvione del maggio 2023 ha colpito 42 Comuni, causato 17 vittime e danni stimati oltre 9 miliardi di euro.
  • Toscana: 1.410 km² in fascia P3. Il bacino dell’Arno e i torrenti appenninici sono i nodi critici.
  • Sicilia: alto rischio da frana nel settore nord-orientale (Province di Messina, Catania) e rischio alluvionale nei fondovalle fluviali.
  • Calabria: il 69% del territorio regionale è in fascia di pericolosità da frana (dato più alto a livello nazionale). I fiumare — corsi d’acqua a regime torrentizio — sono causa frequente di esondazioni improvvise.

Per verificare il livello di rischio del proprio Comune, l’ISPRA mette a disposizione il Sistema Informativo sul Territorio (SIT), accessibile tramite il portale idrogeo.ispra.it. Le Autorità di Bacino Distrettuale (7 in totale, dal Distretto dell’Alpi Orientali al Distretto della Sicilia) pubblicano le Mappe di Pericolosità e di Rischio di Alluvione (MPRA) in attuazione della Direttiva Alluvioni 2007/60/CE.

I numeri del dissesto: vittime, eventi, costi

Tra il 1960 e il 2023 il dissesto idrogeologico ha causato in Italia 12.765 vittime (morti e dispersi) e oltre 700.000 sfollati (fonte: database AVI — Archivio Storico degli Eventi Alluvionali e Franosi, CNR-IRPI). Il costo economico cumulato degli eventi dal 1944 al 2023 è stimato in oltre 350 miliardi di euro ai valori attuali (fonte: Presidenza del Consiglio dei Ministri, Relazione al Parlamento sul Dissesto Idrogeologico 2023).

Il solo decennio 2010-2020 ha visto 31 eventi alluvionali classificati come “grandi alluvioni” dall’ISPRA (morti, sfollati superiori a 100 persone o danni superiori a 100 milioni di euro). I più gravi: alluvione della Sardegna (2013, 16 vittime, danni 600 mln €), alluvione di Genova (2014, 3 vittime, danni 460 mln €), alluvione del Veneto (2018, danni 1,2 mld €).

La spesa in prevenzione è storicamente molto inferiore ai costi di riparazione dei danni. Il rapporto tra spesa preventiva e costo del danno evitato è di 1:5 secondo le stime del CNR: ogni euro investito in prevenzione salva 5 euro di danni futuri. Nonostante questo, la spesa pubblica per la messa in sicurezza del territorio è stata mediamente di 2-3 miliardi/anno tra il 2010 e il 2020, contro un fabbisogno stimato di 26,6 miliardi di euro (fonte: ReNDiS — Repertorio Nazionale degli Interventi per la Difesa del Suolo, ISPRA 2022).

Il PNRR e gli investimenti per la difesa del suolo

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) destina alla “Tutela del Territorio e della Risorsa Idrica” circa 2,49 miliardi di euro (Missione 2, Componente 4). Gli interventi finanziano: consolidamento di versanti franosi, messa in sicurezza di argini fluviali, ripristino di alvei e bacini idrografici, e sistemi di allerta precoce (early warning).

Al dicembre 2025, l’avanzamento della spesa su questa componente era al 34% del totale, con un ritardo rispetto al cronoprogramma originale (fonte: Corte dei Conti, Relazione PNRR dicembre 2025). I principali colli di bottiglia sono: carenza di personale tecnico negli enti locali (Comuni e Autorità di Bacino) per gestire i bandi, complessità delle procedure VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per gli interventi in aree protette, e difficoltà di coordinamento tra Regioni e Stato su interventi che attraversano più bacini idrografici.

Cosa fare in caso di alluvione: le indicazioni della Protezione Civile

Il Dipartimento della Protezione Civile pubblica e aggiorna le “Norme di Comportamento” per le emergenze idrogeologiche. I punti critici per i cittadini in aree a rischio alluvionale sono: conoscere il piano di emergenza comunale (PEC) e il sistema di allerta meteo regionale, non sottovalutare i bollettini di allerta arancione e rosso (disponibili su meteoalarm.org e sui siti delle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente), e non tentare di attraversare strade allagate — bastano 30 cm di acqua in movimento per trascinare un’automobile.

I sistemi di allerta precoce (SAP) sono attivi in tutte le Regioni italiane dal 2021, in attuazione del D.Lgs. 1/2018. Tuttavia, la loro efficacia dipende dalla capillarità della comunicazione al cittadino: in molte aree del Sud, la trasmissione dell’allerta dall’ente al singolo residente avviene ancora prevalentemente via radio o affissione fisica, con ritardi significativi rispetto alla disponibilità di sistemi di notifica via SMS o app.

Il Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA): lo strumento europeo

La Direttiva Alluvioni 2007/60/CE impone agli Stati membri di elaborare Piani di Gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA) per ogni distretto idrografico. In Italia i PGRA sono adottati dalle 7 Autorità di Bacino Distrettuale e aggiornati ogni sei anni. Il terzo ciclo (PGRA 2022-2027) è stato approvato nel 2022 e prevede 5.486 interventi prioritari per un costo stimato complessivo di 32 miliardi di euro.

La disponibilità finanziaria attuale copre meno del 20% del fabbisogno totale. Il ReNDiS (Repertorio Nazionale degli Interventi per la Difesa del Suolo), aggiornato dall’ISPRA, censisce oltre 15.000 interventi finanziati o in corso sul territorio nazionale, di cui circa il 40% è ancora in fase di progettazione preliminare. Il problema non è solo finanziario: molti interventi approvati e finanziati non vengono realizzati per difficoltà procedurali, espropri contestati, o difficoltà tecniche impreviste in fase esecutiva.

La prevenzione privata: assicurazione contro i rischi alluvionali

Dal 1° gennaio 2025 il D.L. 18/2024 (convertito in L. 29/2024) ha introdotto l’obbligo per le imprese di stipulare polizze assicurative contro i danni da calamità naturali (alluvioni, frane, terremoti). L’obbligo non riguarda le abitazioni private dei cittadini, ma molte compagnie hanno esteso le offerte anche al segmento retail.

Il mercato delle polizze catastrofali residenziali in Italia è ancora immaturo rispetto ad altri Paesi europei: in Francia il 97% delle abitazioni ha copertura contro le catastrofi naturali tramite il sistema Cat-Nat (obbligatorio dal 1982). In Italia la percentuale è stimata al 5-7% (fonte: ANIA, Rapporto 2025). Il costo medio di una polizza catastrofale per un’abitazione in zona a medio rischio alluvionale è di 150-250 euro/anno, cifra spesso percepita come eccessiva rispetto alla probabilità soggettiva dell’evento.

L’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici (ANIA) stima che se il 50% delle abitazioni italiane avesse copertura catastrofale, il risparmio per le casse pubbliche in caso di un evento paragonabile all’alluvione emiliano-romagnola del 2023 sarebbe di circa 4 miliardi di euro — poiché lo Stato non dovrebbe intervenire come assicuratore di ultima istanza per i danni privati.

I sistemi di allerta e il ruolo dei Comuni

Il sistema di allertamento meteorologico italiano è articolato su tre livelli: nazionale (Servizio Meteorologico dell’Aeronautica e Centro Funzionale Centrale della Protezione Civile), regionale (Centri Funzionali Regionali delle ARPA), e locale (Comuni). I bollettini di allerta sono pubblicati sul sito della Protezione Civile (mappe.protezionecivile.gov.it) e sul sistema europeo meteoalarm.org.

I Comuni sono tenuti ad adottare il Piano di Protezione Civile (PPC) che include le procedure di evacuazione in caso di allerta rossa. Al 2025, il 34% dei Comuni italiani non ha un PPC aggiornato (fonte: Dipartimento della Protezione Civile, Rapporto 2025). I Comuni più piccoli (sotto i 5.000 abitanti), che spesso si trovano nelle aree più esposte, sono quelli con maggiori difficoltà ad aggiornare i piani per carenza di personale tecnico.

La comunicazione dell’allerta ai cittadini è migliorata significativamente con l’introduzione del sistema IT-Alert, operativo dal 2023: messaggi di allerta direttamente sullo smartphone di chi si trova in un’area geografica colpita da un evento imminente, tramite la tecnologia Cell Broadcast (indipendente dalla connessione internet e dalla registrazione al servizio). Al 2025 IT-Alert è stato attivato 14 volte per alluvioni, 3 per terremoti e 2 per rischio tsunami nelle aree costiere.

Marco Ferretti