SALUTE

Caldo e salute: colpi di calore, disidratazione e le categorie a rischio in estate

Le ondate di calore italiane del 2022 e 2023 hanno causato rispettivamente 18.010 e 14.960 decessi in eccesso, secondo l’Istituto Superiore di Sanità. Estate 2026 non fa eccezione: le previsioni stagionali di ISPRA indicano temperature medie superiori alla norma su tutto il territorio nazionale. Riconoscere i segnali è la differenza tra una serata scomoda e un’emergenza.

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Caldo e salute: colpi di calore, disidratazione e le categorie a rischio in estate

Le ondate di calore italiane del 2022 e 2023 hanno causato rispettivamente 18.010 e 14.960 decessi in eccesso rispetto alla media stagionale, secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Non si tratta di statistiche astratte: la maggior parte di questi decessi era prevenibile con riconoscimento precoce dei sintomi e intervento tempestivo. Estate 2026 non fa eccezione.

Esaurimento da calore vs. colpo di calore: non è la stessa cosa

La distinzione è clinicamente rilevante perché determina l’urgenza dell’intervento. Confondere i due quadri può costare la vita.

I dati delle ultime stagioni sono chiari: le ondate di calore del 2022 e 2023 hanno causato in Italia oltre 18.000 decessi in eccesso attribuibili al caldo. La maggior parte erano anziani soli, in abitazioni senza raffrescamento. Non è un’emergenza imprevedibile — è un rischio noto, misurabile, e in larga parte prevenibile con interventi semplici che non richiedono strutture sanitarie.

Esaurimento da calore (heat exhaustion): condizione seria ma non immediatamente pericolosa per la vita. Si sviluppa per deplezione di liquidi ed elettroliti dopo esposizione prolungata al calore. Segni caratteristici:

  • Sudorazione abbondante (il meccanismo termoregolatorio è ancora attivo)
  • Cute pallida e umida
  • Temperatura corporea elevata ma < 40°C
  • Debolezza, crampi muscolari (perdita di sodio e potassio)
  • Nausea, cefalea, vertigini
  • Il paziente è orientato e risponde correttamente alle domande

Colpo di calore (heat stroke): emergenza medica. Il sistema termoregolatorio collassa. Temperatura corporea > 40°C (spesso 41-43°C). Due forme:

  • Colpo di calore classico (non da sforzo): anziani, bambini, cardiopatici durante ondate di calore prolungate. Cute calda e secca (la sudorazione si è fermata). Confusione mentale, disorientamento, perdita di coscienza.
  • Colpo di calore da sforzo: atleti, lavoratori edili, militari durante attività fisica intensa in ambienti caldi e umidi. Può manifestarsi anche con sudorazione ancora presente.

La presenza di confusione mentale con temperatura > 40°C è il segnale di allarme assoluto: chiamare il 118 immediatamente. Il colpo di calore non trattato ha una mortalità del 30-80% — ogni ora di ritardo peggiora significativamente la prognosi.

Soglie di temperatura pericolosa: UTCI e wet-bulb

La temperatura dell’aria da sola non è il parametro più indicativo del rischio termico. Due indici più precisi sono usati dai sistemi di allerta nazionali:

UTCI (Universal Thermal Climate Index): indice biometeorologico che integra temperatura dell’aria, umidità relativa, velocità del vento e radiazione solare. L’ARPAT e il Ministero della Salute classificano:

  • UTCI 26-32°C: stress da calore moderato — effetti per categorie vulnerabili
  • UTCI 32-38°C: stress da calore forte — rischio per anziani, bambini, cardiopatici
  • UTCI 38-46°C: stress da calore molto forte — rischio per chiunque
  • UTCI > 46°C: stress da calore estremo — situazione di emergenza

Wet-bulb temperature (temperatura di bulbo umido): misura il raffreddamento massimo ottenibile per evaporazione. Al di sopra di 35°C wet-bulb (equivale a circa 46°C secchi con umidità al 100%), il corpo umano non riesce più a termoregolarsi anche a riposo all’ombra — indipendentemente dalla salute di partenza. Soglie di 32-35°C wet-bulb sono già pericolose per anziani e cardiopatici. In Italia nel 2023 alcune aree della Sicilia e Sardegna hanno toccato valori di wet-bulb > 30°C durante le ondate di calore di luglio-agosto.

Categorie a rischio: chi è davvero vulnerabile

Alcune condizioni aumentano significativamente il rischio di heat stroke anche a temperature che per altri sono semplicemente scomode:

  • Anziani > 75 anni: riduzione della risposta della sete, diminuzione della capacità di sudorazione, minor massa muscolare (che funge da riserva idrica), multiple comorbilità. Secondo l’ISS, il 90% dei decessi per caldo in Italia riguarda persone > 65 anni.
  • Bambini < 4 anni: rapporto superficie/peso corporeo sfavorevole — cedono calore più lentamente. Non hanno accesso autonomo all’acqua. Mai lasciare bambini in auto parcheggiata: in 10 minuti con 30°C fuori la temperatura interna raggiunge 44°C.
  • Cardiopatici e ipertesi: la vasodilatazione periferica indotta dal calore riduce la gittata cardiaca — rischio di scompenso cardiaco acuto.
  • Chi assume diuretici (furosemide, idroclorotiazide): aumentano la perdita renale di sodio e acqua — accelerano la disidratazione. Anche ACE-inibitori e sartani riducono la tolleranza al caldo riducendo la capacità di adattamento renale.
  • Chi assume antipsicotici: molti bloccano i recettori muscarinici inibendo la sudorazione (effetto anticolinergico) — rischio elevato anche a temperature moderate.
  • Diabetici: la neuropatia autonomica riduce la risposta sudoripara; l’iperglicemia aumenta la diuresi osmostica.

Cosa fare (e non fare) in attesa dei soccorsi

In presenza di un soggetto con temperatura corporea > 40°C, confusione mentale e cute calda e secca: chiamare il 118 è la prima azione. Mentre si aspetta:

Fare:

  • Portare il soggetto in un luogo fresco o all’ombra immediata
  • Rimuovere abbigliamento superfluo
  • Bagnare la cute con acqua fresca (non ghiacciata) e ventilare attivamente — è il metodo di raffreddamento evaporativo più efficace
  • Se disponibili: borse del ghiaccio avvolte in un panno ai lati del collo, alle ascelle, all’inguine (aree con grandi vasi)
  • Se cosciente e capace di deglutire: piccoli sorsi di acqua fresca con una punta di sale (1 g/l) o bevanda isotonica

Non fare:

  • Non immergere in acqua ghiacciata — causa vasocostrizione periferica che rallenta il raffreddamento corporeo
  • Non somministrare antipiretici (paracetamolo, ibuprofene) — inutili nel colpo di calore (non è febbre da infezione) e potenzialmente dannosi per reni e fegato già sotto stress
  • Non lasciare solo il paziente anche se sembra migliorare
  • Non forzare la somministrazione di liquidi se non è completamente cosciente — rischio di inalazione

Piano caldo per i lavoratori e risorse disponibili

Il Piano Nazionale di Prevenzione degli Effetti del Caldo (Ministero della Salute) è operativo dal 15 maggio al 15 settembre. Prevede bollettini giornalieri di rischio termico per 27 città italiane (consultabili su salute.gov.it), attivazione di numeri verdi regionali e piani di assistenza domiciliare per anziani fragili.

Per i lavoratori edili e outdoor: il DL Lavoro 2023 (convertito in Legge 85/2023) ha confermato la cassa integrazione ordinaria (CIGO) per sospensione dell’attività per caldo — soglia: temperature percepite > 35°C o allerta meteo di livello 3. La domanda va presentata dall’azienda all’INAIL/INPS entro la settimana successiva alla sospensione.

Il Numero Verde 1500 del Ministero della Salute è attivo durante le emergenze sanitarie estive per informazioni e orientamento. Non è un’alternativa al 118 per le emergenze. Contatta il tuo medico di base prima dell’estate se stai assumendo diuretici o antipsicotici: può valutare un aggiustamento temporaneo del dosaggio nei periodi di caldo estremo.

Ventilatori vs. condizionatori: i consigli pratici

Il condizionatore è più efficace del ventilatore quando la temperatura interna supera i 32-35°C, perché il ventilatore raffredda per convezione ma non riduce la temperatura dell’aria. Al di sopra di certe soglie, il ventilatore può anzi accelerare la disidratazione aumentando l’evaporazione cutanea senza raffreddare.

Regole pratiche:

  • Temperatura condizionatore: impostare a 25-27°C, non sotto i 22°C — il gradiente termico interno/esterno superiore a 7-8°C causa vasocostrizione brusca all’uscita
  • Ventilatori: utili fino a circa 32°C di temperatura interna; bagnare la cute aumenta l’efficacia del raffreddamento evaporativo
  • Oscurare le finestre esposte a Sud e Ovest durante le ore centrali (10-17): le veneziane interne riducono l’apporto di calore radiante del 30%, le tende esterne del 70%
  • Aprire le finestre solo nelle ore notturne (22-7) quando la temperatura esterna scende sotto quella interna
  • Idratazione: 2-3 litri di acqua al giorno in condizioni normali, 3-4 litri in caso di caldo intenso e attività fisica
Marco Ferretti