AMBIENTE

Incendi boschivi in Italia: cosa fare, come segnalare e come prevenirli

Agosto è il mese peggiore per gli incendi boschivi in Italia. I dati EFFIS 2025 mostrano che il nostro paese perde ogni anno migliaia di ettari di bosco — soprattutto per cause umane. Il numero da chiamare c’è, le regole esistono, ma mancano la conoscenza pratica e la prevenzione quotidiana. Ecco tutto quello che serve sapere prima che il bosco bruci.

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Incendi boschivi in Italia: cosa fare, come segnalare e come prevenirli

Agosto è il mese peggiore per gli incendi boschivi in Italia. L’EFFIS — European Forest Fire Information System, il sistema europeo di monitoraggio degli incendi gestito dal Joint Research Centre della Commissione Europea — aggiorna quotidianamente i dati sulle superfici percorse dal fuoco in ogni paese dell’UE. Nel 2025 l’Italia ha registrato oltre 60.000 ettari bruciati, con Sicilia, Sardegna e Calabria responsabili di oltre il 70% della superficie totale. Il problema non è solo ambientale: gli incendi causano danni all’ecosistema decennali, alimentano il dissesto idrogeologico e mettono a rischio vite umane. Ecco cosa fare prima, durante e dopo.

Cause degli incendi in Italia: i dati che smentiscono i luoghi comuni

Il luogo comune vuole che la maggior parte degli incendi sia causata da sigarette gettate dai finestrini o da fuochi di campo abbandonati. I dati Corpo Forestale dello Stato — ora assorbito nei Carabinieri Forestali — e quelli elaborati da ISPRA dicono qualcosa di diverso e più scomodo.

Distribuzione delle cause degli incendi boschivi in Italia (media pluriennale 2020-2025):

  • Dolo (incendio doloso o volontario): circa il 55% degli incendi per numero. Moventi prevalenti: speculazione fondiaria post-incendio (sui terreni percorsi dal fuoco per 10 anni non si può costruire, ma in certi contesti la norma viene aggirata), conflitti locali, piromani recidivi. Le regioni con maggiore incidenza di dolo: Calabria, Campania, Sicilia.
  • Colpa/negligenza: circa il 26%. Include residui agricoli bruciati fuori dai periodi consentiti, fuochi da pic-nic non spenti correttamente, scintille da mezzi meccanici, mozziconi di sigaretta nelle aree secche. Il fuoco colposo è reato penale (art. 423-bis c.p.) con pene fino a 5 anni, aggravate se il fatto avviene in periodo di divieto o provoca danni a persone.
  • Cause naturali (fulmini): circa il 19%. Concentrate nelle aree montuose e nelle grandi isole durante i temporali estivi.
  • Cause sconosciute: una quota variabile per anno rimane non accertata nelle statistiche ufficiali.

Il cambiamento climatico e rischio incendi sono interconnessi: l’aumento delle temperature e la siccità prolungata aumentano la infiammabilità della vegetazione e rendono gli incendi più difficili da contenere una volta partiti. Ma non sono la causa principale di ignizione — quella rimane umana nel 55% dei casi.

Il 55% di origine dolosa o colposa sposta il problema su un piano diverso: non si risolve con tecnologia satellitare o Canadair aggiuntivi. La prevenzione efficace richiede presidio del territorio, manutenzione dei boschi e — soprattutto — certezza della pena per chi appicca incendi. In Italia le condanne per incendio boschivo doloso restano statisticamente rare rispetto al numero di episodi accertati ogni anno.

Numeri di emergenza e cosa fare se si vede un incendio

La segnalazione tempestiva è il fattore singolo più importante per limitare i danni. Ogni minuto di ritardo nella segnalazione può tradursi in ettari aggiuntivi percorsi dal fuoco.

Numeri da chiamare:

  • 112 — Numero Unico di Emergenza: il numero principale per tutte le emergenze in Italia e in Europa. La centrale operativa smista la chiamata a Vigili del Fuoco, Carabinieri Forestali o Protezione Civile in base alla localizzazione e alla gravità. Attivo h24, gratuito, funziona anche senza credito o SIM.
  • 1515 — Verde Forestale dei Carabinieri Forestali: numero dedicato specificamente agli incendi boschivi e alle emergenze ambientali. Connette direttamente con le Stazioni dei Carabinieri Forestali territorialmente competenti, che coordinano l’intervento aereo (canadair, elicotteri) e le squadre a terra. Gratuito, disponibile su tutto il territorio nazionale.
  • 115 — Vigili del Fuoco: per incendi in prossimità di abitazioni, infrastrutture o strade dove il rischio per le persone è immediato.

Cosa comunicare nella segnalazione: localizzazione precisa (comune, frazione, strada, coordinate GPS se disponibili), estensione visibile dell’incendio, presenza di persone in pericolo, direzione del vento e verso cui si sta propagando il fuoco, se ci sono linee elettriche o abitazioni nelle vicinanze.

Cosa NON fare:

  • Avvicinarsi all’incendio per documentarlo o fotografarlo — la velocità di propagazione è imprevedibile e i gas di combustione tossici possono causare perdita di coscienza rapida
  • Tentare di spegnere da soli un incendio di vegetazione di dimensioni superiori a qualche metro quadro — senza attrezzatura e formazione si rischia la vita
  • Usare acqua da pozzi o corsi d’acqua privati senza autorizzazione — ostacola le operazioni dei Vigili del Fuoco che potrebbero aver bisogno di quelle riserve idriche
  • Bloccare le strade con il veicolo durante l’evacuazione — tenersi sempre sul lato destro per lasciare libera la corsia ai mezzi di soccorso

Proteggersi dal fumo degli incendi: PM2.5 da combustione

Anche a chilometri di distanza dall’incendio attivo, il fumo può rappresentare un rischio per la salute. Il fumo degli incendi boschivi contiene PM2.5 (particolato fine), PM10, monossido di carbonio (CO), diossido di azoto (NO2) e composti organici volatili tossici (benzene, formaldeide, idrocarburi policiclici aromatici — IPA).

Indicatori di esposizione pericolosa al fumo: odore forte di bruciato persistente, riduzione della visibilità, irritazione degli occhi e della gola anche all’aperto, cielo color arancio/grigio opaco anche in assenza di nuvole di pioggia.

Misure di protezione durante un episodio di fumo intenso:

  • Rimanere in ambienti chiusi: chiudere porte e finestre, sigillare le fessure con asciugamani umidi se l’odore penetra. I purificatori d’aria con filtro HEPA riducono le concentrazioni di PM2.5 all’interno.
  • Mascherine FFP2: a differenza dell’ozono, il PM2.5 da combustione viene efficacemente filtrato dalle mascherine FFP2 (filtrazione ≥ 94% particelle fino a 0,3 μm). Utili se si deve uscire brevemente. Le mascherine chirurgiche ordinarie proteggono molto meno.
  • Evitare attività fisica intensa: anche in ambienti chiusi, l’aumento della frequenza respiratoria aumenta l’inalazione di inquinanti presenti nell’aria interna.
  • Monitorare i bollettini ARPA: la qualità dell’aria dopo un incendio peggiora rapidamente e le ARPA emettono allerte specifiche per gli episodi da fumo. Le app IQAir e il portale dell’ARPA regionale mostrano i picchi di PM2.5 in tempo reale.

Categorie vulnerabili per cui l’esposizione al fumo è particolarmente rischiosa: bambini, anziani, persone con asma, BPCO, scompenso cardiaco. Per questi soggetti, il medico di base può prescrivere terapie di supporto durante gli episodi acuti.

Prevenzione: divieti di accensione e distanze minime

La normativa italiana sugli incendi boschivi (L. 353/2000 — Legge quadro sugli incendi boschivi) definisce la stagione di alto rischio e i divieti generali. Ma le regole specifiche variano per regione e provincia — e cambiano ogni anno in base alla dichiarazione di stato di rischio.

Stagione di alto rischio generica: 1 giugno – 30 settembre in molte regioni del Centro-Sud e nelle isole. Le ordinanze regionali possono estenderla (febbraio-ottobre in Sardegna, per esempio) o modificarla in base alle condizioni meteorologiche dell’anno in corso.

In periodo di alto rischio, sono vietati:

  • Accensione di fuochi all’aperto in prossimità di boschi, foreste e macchie mediteranee — la distanza minima varia per regione ma è tipicamente 100-200 metri dalla vegetazione boscata
  • Combustione di stoppie e residui agricoli senza autorizzazione del Comune o dell’Ente forestale
  • Uso di barbecue o fornelli a gas in aree boschive o peri-boschive senza le precauzioni previste dall’ordinanza locale
  • Lancio di razzi, fuochi d’artificio o altri materiali incandescenti nelle aree a rischio

Il confine tra zona “sicura” e zona a rischio non è sempre visibile. Prima di accendere un fuoco in campagna — anche per un barbecue — verificare l’ordinanza comunale in vigore (reperibile sul sito del proprio Comune o chiedendo alla Polizia Locale). La multa per violazione del divieto va da 500 a 10.000 euro, oltre alla responsabilità penale per i danni causati. Se vai in escursione, il dissesto idrogeologico nelle aree percorse dal fuoco aumenta significativamente nei mesi successivi all’incendio — i versanti bruciati perdono la coesione del suolo e diventano vulnerabili a frane e colate.

Marco Ferretti