Aprile e maggio sono i mesi peggiori per chi soffre di allergie respiratorie in Italia. Nel 2026 il conteggio dei pollini nelle stazioni di monitoraggio ARPAT ha già superato i valori medi degli ultimi dieci anni in buona parte del Centro-Nord. La primavera anticipata ha compresso i calendari di fioritura: betulla, graminacee e parietaria si sovrappongono invece di succedersi, rendendo le settimane di picco più intense e difficili da gestire con i soli antistaminici.
Calendario pollinico 2026: quando e dove colpisce
Le piante allergizzanti più diffuse in Italia non fioriscono tutte insieme. Conoscere i periodi di picco per la propria regione permette di iniziare la terapia preventiva in anticipo — non quando il naso è già bloccato.
- Betulla (Betula pendula): marzo-aprile, con picco a fine marzo nelle aree alpine e prealpine (Trentino, Veneto, Lombardia settentrionale). Allergene principale: Bet v 1. Reattività crociata con nocciolo, ontano e alcune frutta (pesca, mela, ciliegia — sindrome orale allergica).
- Graminacee (Poaceae): maggio-giugno in tutto il territorio nazionale, con picco più tardivo in montagna (luglio). Sono responsabili del 50-60% delle riniti allergiche da polline in Italia, secondo i dati della Società Italiana di Allergologia (SIAIC).
- Parietaria (Parietaria officinalis): aprile-ottobre — stagione lunghissima, tipica del Sud e delle aree mediterranee (Campania, Sicilia, Sardegna). È la pianta allergizzante più rilevante per Napoli, Palermo e Cagliari.
- Cipresso (Cupressus sempervirens): febbraio-marzo, prevalentemente in Toscana, Lazio e Campania. Spesso confuso con il raffreddore invernale per la sua precocità.
- Ambrosia (Ambrosia artemisiifolia): agosto-settembre, in espansione nel Nord Italia (Pianura Padana). Allergene molto potente: bastano pochi granuli per scatenare sintomi.
Le mappe polliniche aggiornate in tempo reale sono disponibili sul portale della Rete Nazionale di Monitoraggio Aerobiologico (RNMA), coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità. Il servizio fornisce bollettini settimanali per provincia con livelli di concentrazione (basso, medio, alto, molto alto).
Rinite allergica o raffreddore comune: come distinguerli
La diagnosi differenziale sembra ovvia ma non lo è. Molti allergici non riconoscono i propri sintomi per anni, assumendo antidolorifici inutili invece di antistaminici appropriati.
Il ritardo nella diagnosi ha un costo concreto. Gli antistaminici di seconda generazione raggiungono la concentrazione plasmatica terapeutica in 2-3 giorni di assunzione continuativa. Chi inizia il trattamento quando i sintomi sono già al picco parte con una settimana di ritardo. La visita allergologica prima della stagione — non durante — è l’unico modo per avere un piano terapeutico pronto all’inizio delle fioriture.
Elementi che orientano verso la rinite allergica:
- Sintomi stagionali ricorrenti nello stesso periodo ogni anno
- Starnuti a salve (più di 5 consecutivi), prurito nasale, oculare e palatale
- Secrezione nasale acquosa e trasparente (non mucosa o purulenta)
- Assenza di febbre e di dolori muscolari
- Peggioramento all’aperto nelle ore di massima pollinazione (mattina presto, ore serali dopo vento)
- Miglioramento rapido con antistaminici (entro 1-2 ore)
Elementi che orientano verso il raffreddore comune (rinofaringite virale):
- Sintomi che compaiono in modo acuto e si risolvono entro 7-10 giorni
- Febbre (anche lieve), malessere generale, faringodinia
- Secrezione nasale che evolve da acquosa a mucosa o purulenta
- Contesto epidemico (colleghi o familiari con stessa sintomatologia)
La sovrapposizione tra stagione dei pollini e stagione virale (primavera) rende la distinzione più difficile. In caso di dubbio, un semplice esame emocromocitometrico con formula leucocitaria può orientare: eosinofilia periferica (eosinofili > 400/μl) è compatibile con allergia; leucocitosi neutrofila suggerisce infezione batterica sovrapposta. Rivolgiti al tuo medico di base per la prescrizione dell’esame.
Antistaminici: nuova vs. vecchia generazione
Non tutti gli antistaminici sono uguali. La scelta sbagliata può significare mezza giornata di sonnolenza senza beneficio aggiuntivo sui sintomi.
Prima generazione (cetirizina, loratadina, fexofenadina — tecnicamente di seconda generazione ma ampiamente usati come “vecchi”): cetirizina e loratadina attraversano parzialmente la barriera emato-encefalica. Cetirizina in particolare causa sonnolenza nel 10-15% dei pazienti. Loratadina ha profilo sedativo più basso ma efficacia lievemente inferiore nelle riniti severe. Sono disponibili come generici a meno di 5 euro per 30 compresse.
Nuova generazione (bilastina 20 mg, rupatadina 10 mg, desloratadina): profilo sedativo significativamente ridotto rispetto a cetirizina. Bilastina non viene metabolizzata dal CYP450, quindi meno interazioni farmacologiche. Rupatadina ha anche attività anti-PAF (platelet-activating factor), utile nelle urticarie associate. Entrambe disponibili in fascia C (a carico del paziente): rupatadina 10 mg da 30 compresse costa circa 12-15 euro in farmacia.
Per chi guida o lavora con macchinari, bilastina è attualmente l’antistaminico con il miglior profilo di sicurezza psicomotoria, secondo le linee guida ARIA 2023 (Allergic Rhinitis and its Impact on Asthma). Cetirizina rimane una scelta valida per uso serale o nei pazienti che la tollerano bene da anni.
Immunoterapia specifica: desensibilizzazione sublinguale e sottocutanea
L’immunoterapia allergene-specifica (ITS, comunemente chiamata “desensibilizzazione”) è l’unico trattamento che modifica il decorso naturale della malattia allergica, non solo i sintomi. Secondo le linee guida EAACI 2019, riduce i sintomi del 30-40% rispetto al placebo dopo 3 anni di trattamento completo.
Via sublinguale (SLIT): gocce o compresse posizionate sotto la lingua, assorbite dalla mucosa orale. Si inizia con dosi crescenti (fase di induzione, 2-4 settimane) e si prosegue con la dose di mantenimento per 3 anni. Somministrazione domiciliare. Disponibile in SSN per graminacee, parietaria, acari della polvere. Ticket dipende dalla Regione e dal codice esenzione: mediamente 30-50 euro a confezione (3-4 confezioni all’anno).
Via sottocutanea (SCIT): iniezioni eseguite in ambulatorio allergologico, con schema simile (fase di induzione settimanale poi iniezioni mensili per 3-5 anni). Richiede monitoraggio post-iniezione di 20-30 minuti in struttura per il rischio di reazioni sistemiche (anafilassi: 1 caso ogni 1 milione di iniezioni). Più efficace della SLIT per alcune molecole allergeniche (es. veleno di imenotteri). A carico del SSN se prescritta da allergologo specialista con relativa impegnativa.
Chi può fare l’immunoterapia: pazienti con rinite/asma allergica documentata da prick test o RAST (IgE specifiche), con sintomi non adeguatamente controllati dalla terapia farmacologica, età ≥ 5 anni (per SLIT) o ≥ 12 anni (per SCIT nell’adulto). Controindicazioni assolute: neoplasie attive, immunodeficienze primitive, asma grave non controllato (VEMS < 70% predetto). Prenotare la visita allergologica con impegnativa del medico di base è il primo passo.
Test allergologici: prick test e RAST a confronto
La diagnosi di allergia non si fa per esclusione ma con test specifici. I due principali sono complementari, non alternativi.
Prick test cutaneo: piccola puntura sulla cute dell’avambraccio con estratti allergenici standardizzati. Risultato immediato (15 minuti). Sensibilità 80-90% per allergeni inalanti. Costo: 25-50 euro in privato; con impegnativa SSN come prestazione di allergo-immunologia. Da eseguire sospendendo antistaminici almeno 5 giorni prima (cetirizina, loratadina) — alcuni antistaminici di nuova generazione richiedono sospensione di 7-10 giorni. Steroidi sistemici e triciciclici possono sopprimere la risposta.
RAST / ImmunoCAP (IgE specifiche sieriche): esame del sangue che quantifica le IgE specifiche per singolo allergene in kUA/l (kilounità allergene per litro). Non richiede sospensione dei farmaci. Utile quando il prick test non è eseguibile (dermografismo, eczema esteso, rischio anafilassi). Costo: 15-25 euro per allergene in struttura SSN con impegnativa; pannelli multi-allergene 80-150 euro in privato. Il fascicolo sanitario elettronico conserva i referti pregretti e consente all’allergologo di accedere alla storia diagnostica senza richiedere nuovi esami ridondanti.
Un errore comune: fare il RAST “per togliersi il dubbio” senza poi agire sul risultato. Le IgE specifiche positive confermano la sensibilizzazione ma non da sole la malattia clinica — serve la correlazione con i sintomi e la valutazione specialistica per decidere se e come trattare.