Buchi contributivi, anni di università non coperti, periodi di disoccupazione: nel sistema contributivo puro, ogni mese senza versamenti riduce il montante finale — e quindi l’assegno pensionistico. L’INPS mette a disposizione tre strumenti per recuperare quei periodi: versamento volontario, riscatto della laurea e accrediti figurativi. Funzionano in modo diverso, costano diversamente, e non tutti convengono allo stesso modo.
Versamento volontario INPS: chi può richiederlo e quanto costa
Il versamento volontario permette di continuare a versare contributi INPS nei periodi in cui non si è soggetti a contribuzione obbligatoria: disoccupazione, aspettativa non retribuita, lavoro all’estero in paesi extra-UE senza convenzione. Non è accessibile a tutti: servono almeno 5 anni di contributi versati (260 settimane) o, in alternativa, almeno 3 anni nell’ultimo quinquennio.
L’importo del contributo volontario 2026 è calcolato sulla retribuzione media settimanale degli ultimi 52 periodi contributivi utili. L’aliquota applicata è quella piena della categoria di appartenenza: per i lavoratori dipendenti iscritti all’AGO (Assicurazione Generale Obbligatoria) è il 33% (quota totale, comprensiva di quella normalmente a carico del datore). Chi era iscritto alla Gestione Separata versa invece il 33,72% del reddito imponibile.
La domanda si presenta tramite il portale portale INPS (MyINPS) con SPID o CIE, sezione “Contributi volontari”. I versamenti vanno effettuati entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello di competenza.
La scadenza di febbraio è quella più spesso ignorata. Chi non presenta la domanda entro quella data perde la possibilità di versare per l’anno precedente senza recupero. Il versamento volontario non è retroattivo: vale solo per i periodi successivi alla data di autorizzazione INPS — un dettaglio che cambia i calcoli di convenienza per chi parte tardi.
Conviene? Dipende. Su un reddito medio di 25.000 euro lordi annui, ogni anno di contributi volontari costa circa 8.250 euro. L’incremento pensionistico derivante è stimabile con il coefficiente di trasformazione INPS per l’età prevista di pensionamento: a 67 anni, il coefficiente 2026 è circa il 5,723%. Ogni 1.000 euro di montante aggiuntivo = circa 57 euro di pensione annua. I conti vanno fatti con la calcolatrice.
Riscatto della laurea: agevolato vs. ordinario, costi reali
Il riscatto della laurea permette di acquistare contributi per gli anni di corso universitario legale (non anni fuori corso, non master, non dottorati — salvo specifiche eccezioni). Esistono due modalità:
- Riscatto ordinario: costo calcolato sulla retribuzione imponibile degli ultimi 12 mesi × aliquota IVS × anni da riscattare. Per un reddito di 30.000 euro lordi e 4 anni di laurea: circa 30.000 × 33% × 4 = 39.600 euro. Detraibile al 50% (per i contributi a carico del lavoratore) o deducibile per i contributi versati autonomamente.
- Riscatto agevolato (under 45 con contribuzione post-1995): costo fisso calcolato sul minimale INPS annuo × aliquota. Per il 2026 il minimale è 18.415 euro, quindi: 18.415 × 33% × anni = circa 6.077 euro per anno. Quattro anni di laurea: ~24.300 euro totali. Deducibile integralmente dal reddito IRPEF.
La versione agevolata è riservata ai contributivi puri (prima iscrizione INPS dopo il 31/12/1995) e a chi non ha compiuto 45 anni. Il risparmio rispetto all’ordinario può essere rilevante: su 4 anni di laurea, la differenza può superare i 15.000 euro.
Attenzione ai requisiti ISEE 2026 per alcune agevolazioni correlate: l’ISEE non influenza direttamente il costo del riscatto, ma può impattare su altri bonus previdenziali attivabili in parallelo.
Il pagamento può essere rateizzato in massimo 120 rate mensili senza interessi. La domanda va presentata online tramite INPS con documentazione universitaria (diploma di laurea, certificato degli anni di corso).
Accrediti figurativi: cosa coprono e come funzionano
Gli accrediti figurativi sono contributi che l’INPS accredita gratuitamente per periodi in cui il lavoratore non poteva versare per cause indipendenti dalla propria volontà. Non costano nulla al diretto interessato: il finanziamento è a carico della fiscalità generale.
Rientrano negli accrediti figurativi:
- Malattia: periodi di malattia con indennità INPS (non quelli interamente a carico del datore)
- Maternità obbligatoria: i 5 mesi di congedo obbligatorio sono sempre coperti da contribuzione figurativa, anche senza i requisiti minimi
- CIG (Cassa Integrazione Guadagni): ordinaria, straordinaria e in deroga — copertura totale del periodo autorizzato
- Disoccupazione (NASpI): per i periodi con indennità NASpI attiva
- Servizio militare: leva obbligatoria (ormai residuale) e volontariato in zone di conflitto
Gli accrediti figurativi valgono ai fini del raggiungimento dei requisiti pensionistici, ma il loro peso nel calcolo dell’assegno varia: per la maternità il valore è pieno, per la CIG è commisurato alla retribuzione teorica.
Come calcolare la convenienza: strumenti e logica
La domanda chiave è: quanto mi costa ogni anno di contributi aggiuntivi, e quanto aumenta la pensione? La formula base nel sistema contributivo:
- Montante accumulato × coefficiente di trasformazione = pensione annua lorda
- Il coefficiente INPS 2026 a 67 anni = 5,723%; a 63 anni = 4,672%
Se investo 10.000 euro in riscatto laurea agevolato e questo aumenta il montante di 10.000 euro, a 67 anni ottengo ~572 euro di pensione annua in più. Break-even in circa 17-18 anni. Chi va in pensione a 67 e vive fino a 85 — nella media statistica — ci guadagna.
L’INPS mette a disposizione il simulatore pensionistico su MyINPS che integra i periodi riscattabili. Utile per confrontare scenari prima di versare. Chi ha una pensione integrativa in corso deve considerare anche quella variabile nel calcolo complessivo: non è detto che riscattare la laurea sia più conveniente di aumentare i versamenti al fondo pensione.