ECONOMIA

Bonus Mamme 2026: esonero contributivo per le lavoratrici madri

Il Bonus Mamme 2026 azzera i contributi previdenziali a carico delle lavoratrici madri dipendenti con due o più figli. L’esonero scatta automaticamente in busta paga, senza domanda: ecco chi ne ha diritto e per quanto tempo.

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Bonus Mamme 2026: esonero contributivo per le lavoratrici madri

Il Bonus Mamme non è un trasferimento di denaro: è un esonero contributivo, ovvero una riduzione dei contributi previdenziali che la lavoratrice versa ogni mese. La misura — introdotta dalla Legge 213/2023 e prorogata dalla Legge di Bilancio 2026 — abbatte la quota IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti) a carico della lavoratrice, che normalmente vale il 9,19% della retribuzione imponibile. In pratica: stipendio netto più alto, senza cambiare il lordo.

Chi ha diritto all’esonero e per quanto tempo

L’esonero contributivo Bonus Mamme 2026 spetta alle lavoratrici dipendenti — escluse le domestiche — che soddisfano uno di questi requisiti:

  • Madri con 2 figli: esonero al 100% dei contributi IVS fino al compimento del decimo anno del figlio più giovane
  • Madri con 3 o più figli: esonero al 100% fino al compimento del diciottesimo anno del figlio più giovane
  • Madri con 4 o più figli: esonero senza limite temporale (misura a regime)

Per il 2026 la Legge di Bilancio ha esteso la platea anche alle madri con contratto a tempo determinato, purché il rapporto di lavoro sia attivo nel periodo di fruizione. I figli devono essere a carico ai fini fiscali e il requisito si valuta mese per mese.

Attenzione: l’esonero riduce i contributi versati e quindi potrebbe influenzare il calcolo della futura pensione nel sistema contributivo. Chi vuole mantenere la contribuzione piena può rinunciare all’esonero con comunicazione scritta al datore di lavoro — ma è una scelta che pochi fanno, visti gli importi in gioco.

L’importo medio dell’esonero per una madre con due figli si aggira tra gli 80 e i 120 euro mensili netti in più in busta paga. Su dieci anni di applicazione, è una somma rilevante. Ma la percezione mensile è spesso sottovalutata — e molte lavoratrici scoprono il beneficio solo al momento del conguaglio fiscale, non all’inizio.

Come viene applicato in busta paga: nessuna domanda richiesta

Il meccanismo è automatico: è il datore di lavoro che applica l’esonero direttamente in sede di elaborazione del cedolino paga, dopo aver acquisito i dati sui figli a carico dalla dichiarazione fiscale o da apposita autodichiarazione della dipendente.

Sul cedolino paga, la voce da cercare è “Esonero contributivo L. 213/2023” o denominazioni simili a seconda del software paghe del datore. La quota esonerata non compare come voce positiva ma come azzeramento della trattenuta previdenziale IVS normalmente presente.

L’INPS recupera il mancato gettito direttamente dallo Stato tramite conguaglio fiscale: per la lavoratrice non ci sono adempimenti. Se il datore non ha applicato l’esonero spettante, la dipendente può segnalarlo al proprio responsabile paghe o all’INPS tramite il portale — con richiesta di conguaglio arretrato.

Vale la pena controllare i bonus INPS 2026 attivi per capire quali altre misure si possono cumulare con il Bonus Mamme.

Importi: quanto vale l’esonero in cifre concrete

La quota IVS a carico del lavoratore dipendente è pari al 9,19% della retribuzione imponibile previdenziale (con un massimale annuo che per il 2026 si attesta intorno a 119.650 euro). L’esonero al 100% azzera questa trattenuta.

Esempio pratico su stipendio lordo mensile di 2.000 euro:

  • Contributi IVS normalmente trattenuti: circa 184 euro/mese (9,19% × 2.000)
  • Con esonero Bonus Mamme: 0 euro di trattenuta → netto più alto di ~184 euro
  • Su base annua (13 mensilità): risparmio di circa 2.390 euro

Su stipendi più alti l’impatto è proporzionale. Una madre con tre figli e RAL di 35.000 euro recupera circa 3.200 euro netti annui. Non è un bonus una tantum: è un aumento strutturale del netto mensile per tutta la durata dell’esonero.

Chi ha figli a carico e vuole capire l’impatto complessivo sulla busta paga può anche verificare le deduzioni legate alle pensioni 2026 per una pianificazione previdenziale più completa.

Novità Legge di Bilancio 2026

La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto tre modifiche rispetto alla versione originale della misura:

  • Estensione ai tempi determinati: dal 1° gennaio 2026 anche i contratti a termine sono inclusi, non solo i contratti a tempo indeterminato
  • Coordinamento con l’Assegno Unico: l’esonero non riduce la base di calcolo dell’Assegno Unico, che rimane calcolato sul reddito lordo
  • Chiarimento INPS su part-time: per i contratti part-time la quota esonerata è proporzionale alle ore lavorate rispetto al full-time contrattuale di riferimento

La misura è finanziata a regime: non c’è rischio di esaurimento fondi durante l’anno come accade per alcune misure a sportello. L’esonero spetta finché sussistono i requisiti, punto.

Marco Ferretti